ARMA DEI CARABINIERI, QUELLA ROTAZIONE CHE FORSE NON “RUOTA”

          

            La rotazione dei dipendenti è una tra le diverse misure che le Amministrazioni hanno a disposizione per la prevenzione della corruzione. Introdotta dall’art.  5, lett. b) della L. 190/2012, è una misura organizzativa preventiva finalizzata a limitare il consolidarsi di relazioni che possano alimentare dinamiche improprie nella gestione amministrativa; in sostanza tende a evitare o ridurre la possibilità che in capo a determinati soggetti, dirigenti o funzionari, si creino situazioni di “monopolio e che la permanenza eccessiva nelle mansioni o nei ruoli determini lo svolgimento di funzioni insostituibili. L’obiettivo principale è quello d’impedire eventi “corruttivi”, intesi anche in senso lato come cattiva amministrazione, scarsa qualità del servizio, ecc.

            Ogni Amministrazione, nell’ambito della sua autonoma programmazione, deve indicare nel piano triennale quali siano i criteri scelti e la mancata attuazione non è giustificabile. Criteri che devono essere edotti anche alle organizzazioni sindacali per le successive osservazioni o proposte.

Spesso le P.A. usano il vincolo dell’” infungibilità” (derivante dall’appartenenza a categorie o professionalità specifiche) per giustificare che la rotazione è di difficile applicazione: a volte si obietta, come in alcune Forze di Polizia, che una continua rotazione potrebbe far correre il rischio del venir meno della professionalità acquisita nel tempo, frutto dell’esperienza maturata nel settore. D’altro lato, invece, parte del personale si lamenta di essere escluso da determinate esperienze lavorative (e quindi anche del benefit economico) in taluni settori, con la possibilità di poter rendere concreto la propria aspirazione solo in caso di “rotazione fisiologica”, ovverosia quando si rendono vacanti i posti fissi per trasferimenti, pensionamenti, transiti nei ruoli civili, recessi, rimozioni, ecc.

            Forse ci sarà anche qualche “buona” amministrazione che, per ovviare al “problema” rotazione, pensa di stabilire come periodo massimo di permanenza in 13, 14, 15 oppure 18 anni. Probabilmente questi tempi sono contro i canoni di ragionevolezza amministrativa, perché potrebbe apparire una “finta” rotazione: il caso del periodo massimo di permanenza troppo elevato significherebbe applicare non una rotazione prevista ex-lege, ma una “rotazione fisiologica” per pensionamento (considerato che per il personale militare e appartenente alle forze di polizia il limite ordinamentale è 60 anni).

            Nell’ambito degli strumenti della rotazione esistono due fattispecie: una funzionale e una territoriale. La prima prevede che il personale ruota periodicamente nello stesso ufficio realizzando quindi una modifica periodica dei compiti e delle responsabilità affidati ai dipendenti, mentre la seconda fa sì che il funzionario rimane nello svolgimento delle sue attività rispetto alle sue professionalità, ma cambia l’ambito territoriale (in sostanza come avviene per determinati militari della Capitaneria di Porto, Marina Militare e Guardia di Finanza).

Singolare e molto coraggiosa la segnalazione fatta da qualche amministratore locale (http://www.atrani.org/la-direttiva-del-comune-di-atrani-che-evidenzia-problemi-e-criticita-con-i-carabinieri-e-la-rotazione-degli-incarichi-del-ministero-della-difesa/) della ridente Costiera Amalfitana che rileva delle criticità in merito alla rotazione dei Comandanti di Stazione dell’Arma presenti sul territorio. In pratica su 6 comandi di stazione presenti sul territorio della Costiera Amalfitana sembrano che ben 4 comandi (il 66,67%) hanno delle permanenze pari o superiore a 10 anni con un picco di 13.

La questione della rotazione dell’Arma è un problema già messo in luce nel 2002 dall’allora Senatore Peruzzotti «Conosco abbastanza bene i problemi delle forze dell’ordine e non è pensabile che un comandante resti dieci, quindici e forse anche vent’anni al comando di una stazione: è necessaria una rotazione. Ritengo che sarebbe opportuno far ruotare i comandanti di stazione ogni cinque anni, perché in alcune zone del Paese – e non solo in quelle ad alta densità criminale, ma anche nelle zone dove la presenza del fenomeno criminale organizzato non è tradizionale – il comandante di stazione può creare un suo piccolo feudo a discapito dell’operatività e dell’efficienza dell’Arma dei carabinieri sul territorio. Questa è la realtà e la confermano gli stessi ufficiali e sottufficiali dell’Arma. Questo è un problema che lei, come Comandante generale dell’Arma, deve porsi.».

Nell’anno 2014 anche nel comparto dell’Esercito c’ è stata un’interrogazione al Ministro della Difesa in merito ai trasferimenti e nella risposta concessa dall’allora Sottosegretario di Stato per la Difesa Sen. Pinotti Roberta si legge che «La prevalenza di tali movimenti era incomprimibile, essendo finalizzata a: ….far ruotare il personale preposto ad incarichi sensibili ai fini dell’osservanza delle norme finalizzate alla prevenzione di reati in materia di corruzione. Vi sono posti di comando, infatti, dove è bene che non si consolidino troppo le posizioni, ma vi sia una rotazione».

Mentre nel 2016 l’allora delegato COBAR/COIR (il para-sindacato dei Carabinieri) Michele Fornicola esorta il Comandante Generale «a pensare, e meglio agevolare, lo scambio di esperienze rivalutando anche la propria “politica di impiego” di tutti i Comandanti di Reparto (ma anche di Stazione) attraverso “cicli di impiego” che preservino l’Istituzione da possibili dannose cristallizzazioni e/o conflitti di interesse, anche solo potenziali e, in questo modo, favorendo lo scambio di esperienze; valorizzandone le professionalità e facendo emergere le eccellenze». Difatti nel 2016, il CoIR-Pastrengo (para-sindaco di livello intermedio della Benemerita) aveva deliberato in tal senso (periodo massimo di permanenza ipotizzato 10 anni), auspicando cicli d’impiego in modo da evitare cristallizzazioni e consentire quindi ad un maggior numero di militari di usufruire del patrimonio alloggiativo a disposizione. Ma da come si legge nel notiziario il “Comunicattivo”, subito il COCER Carabinieri (para-sindacato di livello centrale) «è corso ai ripari, a tutela dei privilegi di pochi, a danno di molti. Altra ottima occasione per dimostrare il proprio spessore. Anzi, per dimostrare il contrario.».

Quali sono state le ragioni “contrarie” del Consiglio Centrale che ha bocciato le proposte di chi vive quotidianamente con dedizione il territorio della “periferia” e ne ascolta le ragioni e necessità? La delibera NUMERO 154 DEL CO.CE.R. è stata votata all’unanimità, ma sembra che non sia indicato in delibera il numero dei presenti in assemblea. L’oggetto della delibera è «Benessere del personale. “GIU’ LE MANI DAI COMANDANTI DI STAZIONE”.». Tra le ragioni troviamo «l’impellente necessità da parte di quest’organismo di “tutelare” in maniera ferma e decisa tutti i comandanti di stazione che con sacrificio, alto senso del dovere, spirito di dedizione e servizio svolgono in maniera diuturna la delicata mansione a loro devoluta con tutte le difficoltà che tale attività comporta» (shhh!!! Non urliamo tanto queste parole!!! anche per non farci sentire dagli operatori sanitari, che nell’era del Covid, operano negli ospedali, strutture sanitarie e servizi territoriali, in silenzio, con grande sacrificio, unità d’intenti e spirito di abnegazione, dove alcuni hanno donato la vita nel servizio agli ammalati, ma nonostante questo non hanno prerogative come l’alloggio di servizio gratuito per l’incarico o indennità di comando): proprio in virtù della mansione “delicata” ,confermata nella delibera Co.Ce.R., si prevede un’analisi di rischio per la questione in oggetto di LIVELLO ALTISSIMO. La delibera determina che è «urgente e necessario adottare qualsiasi iniziativa volta a garantire la tutela e restituire la serenità a tutti quei comandanti di Stazione fortemente preoccupati per non dire allarmati del rincorrersi di tali voci». Nel “considerato” si legge che «allo stato non vi è alcuna disposizione che preveda un loro reimpiego in ordine alla permanenza nell’attuale sede di servizio.». Per la verità una disposizione esiste ed è la Legge 190/2012, bisogna solo recepire bene tale disposizione nel Piano Triennale prevedendo un periodo massimo di permanenza congruo, ragionevole e magari anche in linea con le altre Forze Armate e di Polizia a Ordinamento Militare per evitare differenze di trattamento. Non sarebbe giusto e corretto per un militare della Marina (comandante Locamare o personale imbarcato) o della G.d.F. (Comandante di Brigata/Tenenza) ruotare molto di più rispetto a un Comandate di Stazione dell’Arma. Altrimenti chi gli dice di questa probabile disparità di trattamento? Intanto si è espresso il Consiglio Centrale di Rappresentanza, chissà cosa proporranno nel nuovo piano le sigle sindacali dell’Arma nate dopo la celebre sentenza della Corte Costituzionale n. 120/2018. Soprattutto cosa pensano le altre sigle sindacali (non dell’Arma) che fanno parte del Comparto Sicurezza e Difesa?

Si parla di una struttura che conta ben 110400 unità (anno 2017), la cui organizzazione territoriale è articolata su un’intelaiatura di reparti estremamente capillare, formata da più di 5200 caserme di cui oltre 4500 sono comandi di stazione. Visti i numeri, forse ci sono ampi margini per fare quella rotazione “reale” del personale come previsto dalla legge e forse senza trovare determinate giustificazioni, quali la mancanza di reperimento di alloggi o altro (logisticamente parlando). Sia ben chiaro, non si vuole assolutamente pensare o asserire che la difficoltà forse sia il non voler lasciare l’alloggio di servizio gratuito per l’incarico e che si è occupato per tanti anni di permanenza al comando stazione: ciò non può essere assolutamente vero perché si farebbe prevalere l’interesse privato a quello pubblico.

Ci si chiede se l’interesse individuato dalla delibera del Co.Ce.R. come “Benessere del Personale” può superare l’interesse pubblico previsto e sancito dalla Legge 190/2012?

Basti pensare che l’A.N.A.C. (che ha sottoscritto nel 2015 un protocollo d’intesa con l’Arma per la collaborazione in indagini verso altre pubbliche amministrazioni e con riferimento all’adozione del Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione, del Programma Triennale per la Trasparenza e l’integrità e il Codice di comportamento dei dipendenti) ha “bacchettato” con delibera un ente locale perché «L’evenienza che nel Comune vi siano solo 6 dirigenti non appare di sé idonea a giustificare la negativa considerazione della rotazione nell’ambito delle misure di prevenzione della corruzione da adottarsi».

            I “cugini” della Guardia di Finanza nel 2013 si sono posti il problema della lunga permanenza dei Comandanti di Brigata/Tenenza (equiparati ai comandanti di stazione/tenenza per la Benemerita) e l’hanno risolto con una circolare dettata dalla necessità di adeguati ricambi e travasi di professionalità e con lo scopo di prevenire condizionamenti nello svolgimento dell’attività di servizio.

            Come si legge nella circolare, l’incentivazione di tale dinamica (rotazione del personale) comporta anzitutto una tutela degli appartenenti al Corpo, evitando così che l’esposizione in incarichi di elevata responsabilità si protragga eccessivamente e soprattutto favorire una virtuosa osmosi delle esperienze e delle conoscenze acquisite nei diversi ambiti territoriali, in modo che l’attività di servizio si estrinsechi in piena serenità, in ambiente scevro da interferenze che possono originare dall’assuefazione allo specifico territorio. Il periodo massimo di permanenza è stabilito in 8 anni, dopo di che i Comandanti di Brigata (il pari del Comandante di Stazione dei Carabinieri) sono sostituiti.

La circolare successivamente è stata recepita nel PTPCT 2020-2022 con la previsione di «un periodo di permanenza massima nell’incarico pari a 8 anni per gli Ispettori impiegati quali Comandanti di un reparto isolato»; ulteriori criteri di rotazione poi afferiscono anche la “composizione delle pattuglie operative”. Sempre sfogliando il Piano, si deduce che nel 2019 la rotazione del personale – considerando sia i trasferimenti tra reparti diversi, sia i cambi di incarico nell’ambito del medesimo reparto – ha riguardato più di 8 mila Finanzieri su un organico di 58.574 unità e con una media del 13,66% (con un picco del 30,76% per gli Ufficiali di grado pari o superiore a Colonnello e un minimo di 11,24% per i sovrintendenti).

            Nella missiva dell’amministratore locale si legge inoltre anche di «spiacevoli fraintendimenti tra “controllore” (carabinieri) e “controllato” (amministratori locali), diverbi, alterchi o incomprensioni che portano a incrinare un rapporto sereno e sinergico tra le Istituzioni» e una domanda sorge spontanea: potrà un militare dell’Arma, che è anche operatore di polizia giudiziaria (quel famoso “controllore”), che ha avuto questi diverbi e alterchi con alcuni amministratori locali (quei famosi “controllati”) svolgere la funzione d’istruttore di polizia giudiziaria con imparzialità e assoluta estraneità dell’operatore rispetto a eventuali fatti penali per i quali si potrebbe procedere in futuro nei confronti di quei consiglieri comunali? Chi tutelerà quei poveri e timorosi consiglieri comunali, coinvolti negli accessi diverbi, e in mancanza di rotazione del personale? Il registro dei rischi approvato dalla G.d.F. per le Attività di polizia giudiziaria di iniziativa/delegata (descrizione rischio: Abuso dei poteri concessi dalla legge nell’ambito dello svolgimento delle attività – categoria: Commissione di condotte illecite abusando dei poteri connessi alle proprie qualifiche) prevede un indice di IMPATTO ALTISSIMO e LIVELLO DI RISCHIO ALTISSIMO.

Il registro dei rischi approvato dalla G.d.F. per le Attività di polizia giudiziaria di iniziativa/delegata (descrizione rischio: Abuso dei poteri concessi dalla legge nell’ambito dello svolgimento delle attività – categoria: Commissione di condotte illecite abusando dei poteri connessi alle proprie qualifiche) prevede un indice di IMPATTO ALTISSIMO e LIVELLO DI RISCHIO ALTISSIMO. In uno Stato normale si sarebbe aperta una verifica interna per capire cosa è successo e la causa che ha portato a incrinare il rapporto di serenità e sinergia tra Istituzioni Civili e Militari! In uno Stato normale si sarebbe aperta una verifica interna per capire cosa è avvenuto, nonché capire la causa che ha portato a incrinare il rapporto di serenità e sinergia tra Istituzioni Civili e Militari!

            Considerato poi che la missiva inviata a tutto il Parlamento ha toccato anche un argomento spinoso e molto importante che è quello economico: come ampiamente detto, al comandante di stazione, sembra che è riconosciuto anche l’alloggio di servizio gratuito connesso all’incarico. E sapete quanto può valere questo “benefit” in costiera amalfitana? Almeno 700-750 euro, perché tanto vale un alloggio nella Divina Costiera. 

            In definitiva solo una buona e sana rotazione del personale (che consegue anche la rotazione del “benefit” ovvero dell’alloggio di servizio) potrà garantire un principio d’imparzialità impedendo delle dinamiche inadeguate e soprattutto salvaguardare gli sfortunati e coraggiosi amministratori locali.

È bene chiarire che non si vuole creare o sollevare una questione faziosa e speciosa, con metodologia di accusa da “Malleus Maleficarum” e commettere l’errore di far “scadere” il tutto nel classico “vittimismo”, ma le criticità esistono, sono state messe in evidenza già in altre situazioni e vanno risolte o per lo meno vanno attribuiti lo stesso peso e lo stesso metro di misura con tutte le Amministrazioni Pubbliche.

Il tempo gioca a favore, perché tra poche settimane dovranno essere aggiornati i piani anticorruzione e trasparenza della Difesa e della Benemerita per il triennio 2021-2023: il responsabile del piano, l’Ammiraglio Sabino Imperscrutabile, con relativo avviso accetta il contributo di proposte e osservazioni sul nuovo piano fino al 15 dicembre 2020: magari si potrebbe cominciare ad effettuare la pianificazione della rotazione secondo un criterio di gradualità al fine di non andare a incidere negativamente sull’ordinaria attività d’istituto oppure in caso di impossibilità dell’applicazione della rotazione applicare almeno le misure alternative (es.: rotazione “funzionale”) come previste dal paragrafo 5 dell’allegato n. 2 – La rotazione “ordinaria” del personale – del PNA  2019.

C’è ancora un po’ di tempo per oliare l’ingranaggio e far “rotare la ruota” nel verso giusto. Chissà cosa ne pensa il Sottosegretario con delega al “ramo”; perché poi se succedono fatti incresciosi o spiacevoli, non dobbiamo stupirci: il Caso Cucchi, i fatti di Piacenza e della Procura di Milano, DOCET!

COM. Art. 19 U.D.H.R. – Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

COM. Art. 21 Costituzione Italiana – Libera Manifestazione di Pensiero

Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale.

Any reference to real events and / or to actually existing people is to be considered purely coincidental.

fonte: https://www.ansa.it/emiliaromagna/notizie/2020/12/11/nsc-carabinieri-costretti-a-occupare-alloggi-servizio_121a6519-1ca1-48f2-b297-544882d63186.html

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