MAGISTRATI FUORI RUOLO INVADONO IL MINISTERO, INTERPELLANZA ON. COSTA

ENRICO COSTA(MISTO-A-+E-RI). Grazie, Presidente, la illustro. Questa interpellanza nasce da una situazione che ritengo grave, una situazione che non nasce in questi giorni, ma che si protrae da molti anni. e che attiene al fatto che centinaia di magistrati, anziché svolgere attività giurisdizionale nei tribunali, lavorano presso organismi vari, presso ministeri, presso organismi internazionali, presso tutta una serie di strutture, che non hanno niente a che fare con l’attività giurisdizionale, per la quale hanno partecipato a un concorso e per la quale sono stati immessi nell’organico della magistratura.

Io vorrei leggere le parole pronunciate dal presidente dell’Unione delle camere penali italiane Gian Domenico Caiazza, perché specificano chiaramente il concetto: il condizionamento che l’ordine giudiziario esercita fattivamente sul potere legislativo ed esecutivo è strategicamente organizzato, mediante il distacco di centinaia di magistrati presso i dicasteri governativi. Di particolare gravità è soprattutto la presenza di circa un centinaio di essi presso il Ministero della Giustizia, quasi a rappresentare plasticamente una concezione proprietaria della giustizia stessa. Si tratta di un fenomeno del tutto abnorme e sconosciuto presso i Governi delle democrazie liberali, che assicura alla magistratura un livello di ingerenza assolutamente decisivo nella politica giudiziaria del Paese, così vanificando il fondamentale principio della separazione tra i poteri dello Stato.

È evidente che, se all’ufficio legislativo del Ministero abbiamo quasi al 100 per cento componenti che provengono dalla magistratura, noi avremo sempre dei pareri, delle soluzioni, degli emendamenti e delle valutazioni orientati in una certa direzione. Ma c’è di più: il potere giudiziario si inserisce nel potere esecutivo, attraverso questo nucleo e attraverso questa struttura. E io sono certo, sottosegretaria Macina – che ringrazio per la disponibilità a rispondere a questa interpellanza – che quello che mi risponderà lei oggi saranno documenti e atti scritti proprio da quell’ufficio legislativo. Quindi, mi aspetto da parte sua – non me ne voglia – una risposta conservativa di quello che è oggi. E non mi stupisco che, da parte dell’Associazione nazionale magistrati, che dovrebbe difendere tutti quei magistrati che giorno per giorno nelle aule dei tribunali silenziosamente lavorano e si impegnano, non si levino se non flebili voci contro questa pratica del magistrato fuori ruolo. Perché non si levano se non flebili voci? Perché l’Associazione nazionale magistrati ha tutto l’interesse ad avere suoi componenti nei vari gangli del potere dello Stato.

Allora, io penso che ci sia veramente un’intersecazione, un incrocio, che costituzionalmente non è accettabile, soprattutto per quello che attiene al Ministero della Giustizia.

Se non darà lei i numeri, qualche numero lo darò eventualmente io, in sede di replica. Ritengo, però, che questa sia una pratica che debba essere in qualche modo corretta. Oggi abbiamo delle norme che stabiliscono che il magistrato può stare fuori ruolo per non più di dieci anni. Se noi andiamo a vedere le interpretazioni che sono state date, ci sono delle interpretazioni in deroga per far superare questo limite dei dieci anni che veramente gridano vendetta.

Io penso che una parola “fine” nella riforma del CSM a questa pratica vada messa, ma così come una parola “fine” vada messa al fatto che molti magistrati siedono all’ufficio legislativo del Ministero della Giustizia e, ogni volta che si cerca di evidenziare, attraverso emendamenti e attraverso proposte, la necessità di stabilire delle garanzie, di stabilire delle valutazioni più accese e più intense sull’attività dei magistrati, di intensificare la responsabilità civile, di intensificare la responsabilità disciplinare, guarda caso, quell’ufficio dice: “no”! Quell’ufficio dice che si mina l’autonomia e l’indipendenza della magistratura! Ah, non si mina, invece, l’autonomia e l’indipendenza dell’Esecutivo, inserendo nei gangli vitali del Governo figure che dovrebbero appartenere all’ordine giudiziario. Questa non si mina! Ecco, io penso che i ministri abbiano accettato e abbiano tollerato questa abitudine per troppo tempo.

E c’è di più: mi piacerebbe sapere – questo ho chiesto nell’interpellanza – come vengono scelti. Vengono scelti ? Vengono scelti sulla base del curriculum? Oppure vengono scelti attraverso un bilancino correntizio e, quindi, ogni corrente ne assegna una quota? Ecco, quando in tanti parlano di sorteggio per il Consiglio superiore della magistratura, facciamo anche il sorteggio per i magistrati che devono andare fuori ruolo, perché mi risulta che in molte circostanze ci siano state assegnazioni finalizzate a rispettare quegli equilibri correntizi, gli stessi equilibri correntizi che il Governo, con un’altra mano, ci dice di volere scongiurare attraverso un disegno di legge.

Per le riforme che ci sono state richieste a fronte dei finanziamenti e del PNRR, noi abbiamo stabilito un’implementazione degli uffici giudiziari. Sono state destinate delle risorse per implementare gli uffici giudiziari. Nell’ultima legge di bilancio abbiamo appostato delle risorse per assumere nuovi magistrati, perché c’erano carenze. Allora, c’è una contraddizione! Non si può, con una mano, stabilire che sono necessarie delle nuove risorse di personale di magistratura e, con l’altra, accettare che centinaia di questi magistrati stiano fuori ruolo. È poi curioso vedere dove sono fuori ruolo: in giro per il mondo, organismi internazionali. Magari, lo vedremo in sede di replica, se il Governo non darà una risposta completa.

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