Atrani, Conservatorio di Santa Rosalia: il CDA nominato dal Ministro dell’Istruzione intima lo sfratto ad una famiglia dopo aver speso 100mila euro nell’immobile fatiscente

Atrani, Conservatorio di Santa Rosalia: sfrattati dopo aver speso 100mila euro. Si ritorna a parlare delle case del Ente Pubblico Conservatorio di Santa Rosalia ad Atrani. Già erano balzati all’attenzione delle cronache i circa 50 sopralluoghi effettuati per accertamenti edili da parte dell’Arma dei Carabinieri di Amalfi presso le abitazioni di proprietà del Conservatorio e che ha portato il Comune di Atrani a segnalare un probabile atto illegittimo della Procura di Salerno (per approfondimenti CLICCA QUI ARTICOLO 1CLICCA QUI ARTICOLO 2CLICCA QUI ARTICOLO 3CLICCA QUI ARTICOLO 4) in quanto le richieste della Procura avevano cagionato un rallentamento della attività dell’Ufficio Tecnico comunale con perdita di finanziamenti: ufficio tecnico che, tutti sanno, è strategico per le attività di ogni ente locale. La vicenda inoltre ha portato addirittura al rinvio a giudizio del responsabile dell’area tecnica. Questa mattina il quotidiano la Città di Salerno ha pubblicato un articolo che riguarda lo sfratto a danno di cittadini che hanno pagato la ristrutturazione dell’abitazione di tasca propria.

La storia si ripete ad Atrani: già nel dicembre 2018 il comune di Atrani era alle prese con tre sfratti esecutivi nei confronti di 3 famiglie che avevano perso la causa dinnanzi alla Corte di Appello di Salerno. Per tale vicenda ci fu anche un’interrogazione parlamentare (scarica qui) da parte dell’On. Edmondo Cirielli in cui si legge che “ad avviso dell’interrogante, in questi casi, l’amministrazione comunale avrebbe l’obbligo morale e giuridico di astenersi dall’eseguire lo sfratto, adottando viceversa ogni iniziativa per giungere ad un accordo con gli interessati, che peraltro in questo caso risultano pienamente disponibili a raggiungerlo.quali iniziative, anche normative, il Governo intenda adottare per scongiurare casi come quello descritto in premessa, soprattutto qualora il proprietario sia un’amministrazione comunale. Chissà se anche questa volta verrà fatta un’ interrogazione parlamentare, stavolta a sostegno della famiglia Cavaliere che il 4 aprile probabilmente vedrà l’ufficiale giudiziario davanti all’uscio di casa per eseguire lo sfratto.

Sfratto notificato nel mese di febbraio scorso a firma del legale del Conservatorio di Santa Rosalia avv. Assunta Torino che, caso vuole, abbia svolto anche collaborazioni con la Provincia di Salerno (scarica qui) proprio nel periodo in cui nell’assise della Provincia di Salerno vi erano l’On. Cirielli (presidente) e il vicesindaco di Amalfi dott. Bottone Matteo (consigliere provinciale in quota Nuovo Psi di Caldoro) assessore ai lavori pubblici. Chissà se anche questa volta le strade tra il legale avv. Assunta Torino e l’On. Cirielli si incroceranno di nuovo , ma questa volta con posizioni diverse: una in veste di avvocato difensore del Conservatorio di Santa Rosalia presieduto dall’ing. Fico (responsabile settore lavori pubblici del Comune di Amalfi) e l’altra magari potrebbe essere in veste di sottoscrittore di una interrogazione a favore della famiglia sfrattata.

Sono circa 60 gli immobili di proprietà del Ministero dell’Istruzione affittati sempre secondo il giornale la Città “nel corso degli anni senza né bandi e né graduatoria ma sembra solo affidandosi al passaparola”. Il Cda, composto da un presidente e due consiglieri nominati direttamente dal Ministro dell’Istruzione, viene cambiato a cadenza triennale.

Anche l’ultimo Cda (con scadenza dicembre 2021), composto dal presidente Ing. Pietro Fico (Responsabile dei lavori pubblici del Comune di Amalfi) e dai consiglieri avv. Walter Vecchi e avv. Gabriele Gambardella, sembra hanno seguito inizialmente la stessa prassi per le assegnazioni, per poi cercare di porre rimedio annullando stranamente dei contratti di locazione già stipulati (come si legge dal verbale del 20 luglio 2020 – clicca qui) «… non essendo stata data idonea pubblicità della disponibilità dell’Ente a porre in locazione immobili di sua proprietà i contratti di locazione richiamati sono da ritenersi stipulati in violazione dell’art. 4 del d.lgs. 50/2016, come succ. mod. ed int., per cui sono affetti da vizio tale da caducarne gli effetti in quanto nulli per violazione di norme imperative. La presenza di tale vizio in quanto insuperabile, rende inutile, per giurisprudenza pacifica la comunicazione dell’avvio del relativo procedimento nei confronti dei su indicati conduttori dei beni dell’Ente pertanto non poteva essere concesso in locazione…»; anzi vi è di più!!! Perché nel verbale si legge che «… A ciò è anche da aggiungere che, con riguardo, al contratto della signora xxxxxxx   xxxxxxxxxxxxx, il Consiglio a seguito di approfonditi accertamenti agli atti d’ufficio ha potuto constatare che l‘immobile di via Scarpa non ricade nell’elenco patrimoniale …». Potrebbe essere alquanto grave dare in locazione un immobile di cui non si è proprietari, ma cosa ancora più grave è che ora ci sono famiglie che, in buona fede, hanno acquisito con un contratto di locazione la disponibilità di quegli immobili, hanno sostenuto delle spese per dei lavori, spese per traslochi, magari qualcuno ha lasciato il vecchio immobile in fitto per prendere quello del Conservatorio. Ora si vedono “caducare” (come si legge nel verbale) il contratto di fitto firmato dal Presidente del CDA Ing. Fico. Inoltre, il Presidente Fico con i due consiglieri ha anche intimato in delibera «… gli interessati a rilasciare i suindicati immobili liberi da persone e cose entro 180 giorni dalla ricezione della presente deliberazione (termine gennaio 2022 n.d.r.) termine ritenuto congruo affinché i conduttori possano trovare una diversa soluzione alloggiativa…»: dopo il danno anche la beffa!!!???

Ma il danno e la beffa lo hanno anche quei cittadini che aspiravano ad un immobile del Conservatorio e che erano in lista o aspettavano un bando. Si potrebbe affermare (nella contrattualistica pubblica) che il perseguimento dell’interesse pubblico (ex art.97 Cost.) non può avvenire se non attraverso procedure rispettose della “trasparenza”, in grado di garantire la “par condicio” e la “concorrenza”, profili sostanziali coincidenti con il concetto comunitario di “pubblicità” e “apertura al mercato”, in evidente distonia con procedure negoziate e dirette (ex trattativa privata), incapaci di accertare una reale ed effettiva “comparazione” tra più offerenti (come si lascia intendere dal verbale del CDA del Conservatorio) e sempre dal verbale si legge che «…i contratti di locazione richiamati sono da ritenersi stipulati in violazione dell’art. 4 del d.lgs. 50/2016…», ma a parere degli scriventi, nei verbali sono da citare anche altre due norme R.d. n. 2440 del 1923 (ex art.3) e dal R.d. n. 827 del 1924 (in particolare dall’art.37), sfuggiti alla successiva abrogazione sia espressa che tacita e che determinano l’obbligo di indire una procedura di evidenza pubblica: è bene ricordare che nel CDA del Conservatorio c’è un responsabile di Settore di un Ente Locale (Comune di Amalfi) e due avvocati. Probabilmente si è violato delle norme imperative (come si legge nei verbali) e forse si è potuto procurare un danno ai cittadini, sia gli attuali occupanti/conduttori, sia coloro che aspiravano ad un alloggio tramite procedura pubblica o “liste di attesa”.

Su alcuni quotidiani si legge che il nuovo cda ha «… cercato di porre rimedio aggiornando una piattaforma attraverso la quale sono stati resi pubblici atti e decisioni prese dall’Ente. …», ma per onore del vero solo grazie alla «…nota ministeriale del 2 luglio 2020 contenente l’invito a dotarsi di sito istituzionale al fine di rendere accessibili le deliberazione adottate …» (vedasi verbale dell’8 agosto 2020) il conservatorio si doterà veramente degli strumenti afferenti alla trasparenza amministrativa: quindi nella sostanza si è dovuto aspettare una strigliatina da parte del Ministero per poter mettere in atto le operazioni di trasparenza decantate.

È in questo scenario che si inserisce la storia di Raimondo Cavaliere, di sua moglie e dei suoi due figli che, il prossimo 4 aprile dovranno lasciare l’abitazione nella quale vivono dal 2011. La vicenda della famiglia Cavaliere è molto complessa. Raimondo, 50 anni, originario di Amalfi, nel 2006 ha sottoscritto un contratto con il Conservatorio attraverso il quale si impegnava a ristrutturare completamente un immobile fatiscente abbandonato da oltre 40 anni e in condizioni indecorose, a patto che la ristrutturazione della parte esterna fosse a carico dell’Ente stesso ed impegnandosi comunque a pagare un canone di locazione.

Sin dall’inizio, però, le cose non sono andate per il verso giusto. Dopo un lungo periodo nel quale i lavori sono stati interrotti per questioni burocratiche, la ristrutturazione interna ha preso il via. Per la parte esterna, però, l’Ente non è intervenuto, venendo meno a quanto stabilito dal contratto stipulato l’11 dicembre del 2006.

Nel 2008, infatti, la Direzione regionale della Campania del Ministero dell’Istruzione (che ha il potere di vigilanza sul Conservatorio) inviò una missiva al CdA, esortandolo a rispettare la clausola del contratto che prevedeva il rifacimento dell’impermeabilizzazione della copertura del terrazzo, anche questo di proprietà dell’Ente.

Nello stesso documento, a firma dell’allora direttore generale Alberto Bottino, viene anche specificato che, nel caso in cui l’Ente non avesse potuto far fronte alle spese, Cavaliere avrebbe potuto farsi carico di quest’ulteriore spesa, a patto di una rimodulazione delle condizioni contrattuali. E così Cavaliere ha provveduto anche agli interventi relativi alla parte esterna dell’immobile nel quale solo nel 2011, a lavori ultimati, ha potuto avere accesso.

«Ho speso circa 100mila euro per i lavori. Sono stato costretto ad accendere un mutuo per poterli pagare, abbiamo speso tutti i nostri risparmi e quelli che sarebbero stati destinati ai nostri figli. Ciononostante, nessuno ci ha teso la mano e non hanno voluto cambiare le condizioni del contratto – spiega Cavaliere –. Sapevo che le condizioni non erano vantaggiose, in quanto non sarei mai stato il proprietario di quella casa che sarebbe tornata al Conservatorio ma per dare una sicurezza alla mia famiglia mi sono sentito di farlo, anche perché mi avevano promesso che mi avrebbero rinnovato ancora il contratto».

I problemi per Raimondo Cavaliere e la sua famiglia, però, non finiscono qui. Debito e sfratto. Nel 2019 la famiglia vive un momento di difficoltà economica e i 450 euro di canone mensile diventano una spesa troppo esosa. «Al rinnovo del contratto, scaduti gli otto anni, mi hanno detto di dover firmare un nuovo documento con il quale rinunciavo a ogni pretesa sui lavori effettuati e soprattutto sulle mancanze del Conservatorio relativi agli interventi sulla parte esterna della casa. Mi sono sentito costretto a farlo, altrimenti non avremmo avuto una casa. Successivamente abbiamo accumulato ritardi nei pagamenti e hanno avviato le procedure di sfratto – chiarisce Cavaliere – . Avevo chiesto la possibilità di dilazionare il pagamento ma quando me l’hanno negata ho cercato di fare il possibile per racimolare i circa 6.500 euro da pagare e così è stato. Via pec ho inviato tutta la documentazione relativa ai bonifici al Cda. Eppure, la pratica è andata avanti lo stesso per un cavillo burocratico e poi è arrivato il Covid. Io e mia moglie abbiamo perso il lavoro, accumulando qualche altro ritardo, e lo scorso mese di ottobre si è presentato alla nostra porta un ufficiale giudiziario per avvertirci dello sfratto».

«Noi vogliamo pagare il dovuto ma abbiamo solo chiesto di rateizzare il tutto. Io e mia moglie siamo stagionali e abbiamo perso il lavoro a causa del Covid. Abbiamo anche il conto corrente bloccato”. Non c’è stato verso: il 4 aprile, per il Conservatorio, i Cavaliere dovranno lasciare l’immobile “fatiscente pubblico” che hanno trasformato in una casa degna di questo nome con i loro soldi.

E cosa recente anche la storia degli immobili del Comune di Atrani, che furono colpiti dalle scure della Corte dei conti Campana, per un danno erariale di circa 400.000 euro e che vide l’attuale amministrazione con a capo il sindaco de Rosa Laderchi e il vicesindaco assessore al Patrimonio Siravo dover risolvere la spinosa situazione sui fitti: in tale contesto il buon senso degli amministratori e di una buona parte degli inquilini portò a risolvere le criticità; il semplice e gratuito buon senso.

Chissà il Ministro dell’Istruzione Bianchi e il direttore dell’ufficio scolastico per la Regione Campania, dott. Acerra, cosa pensano di questa storia del Conservatorio e dello sfratto esecutivo in corso.